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Rischi climatici e impianti fotovoltaici aziendali: come proteggere l’investimento dagli eventi estremi

Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali e saranno sempre più frequenti e intense nelle estati che verranno secondo gli scenari climatici futuri. Anche temporali intensi, grandinate e raffiche violente, come i downburst, sono fenomeni da considerare con maggiore attenzione, perché un’atmosfera più calda può favorire eventi più energetici e localmente severi. 

Un impianto fotovoltaico ha una vita utile di venticinque o trent’anni e il clima in cui opererà tra dieci o quindici anni sarà molto diverso da quello di oggi. I rischi climatici, come lo stress termico continuo, gli impatti da grandine o i carichi da vento estremo, da imprevisti diventano variabili strutturali da considerare lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto: dalle valutazioni progettuali all’installazione, fino alla manutenzione. 

Chi commissiona o gestisce un impianto fotovoltaico aziendale quindi non deve chiedersi solo quanta energia potrà produrre, ma anche come potrà lavorare nel tempo, in condizioni climatiche sempre più severe.

Per noi di SICEL, che lavoriamo secondo un sistema di gestione certificato UNI EN ISO 9001:2015, questi rischi rientrano nell’analisi del contesto: non sono elementi esterni alla commessa, ma variabili da considerare nella verifica del progetto, nell’esecuzione e nella manutenzione dell’impianto per la protezione dei pannelli fotovoltaici.

Il caldo: uno stress continuo che erode i componenti e minaccia la produzione 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il caldo, soprattutto se intenso, riduce il rendimento di un impianto fotovoltaico

Il parametro chiave è il coefficiente di temperatura di potenza: per ogni grado oltre i 25°C di temperatura di cella, la potenza del modulo cala. Nei moduli moderni il coefficiente vale circa lo 0,3% per grado; in quelli più datati può arrivare allo 0,5%. Nelle giornate più calde la temperatura del retro del modulo può raggiungere i 70°C e lo strato attivo delle celle superare gli 80°C, con perdite di efficienza che si attestano tra il 10 e il 25% a seconda dell’installazione.

Oltre al calo di resa, il caldo può contribuire a fenomeni di degrado che, nel tempo, compromettono l’integrità e l’affidabilità dell’impianto.

Derating dell’inverter

Se la temperatura supera le soglie previste dal costruttore, può verificarsi il derating: l’inverter riduce automaticamente la potenza erogata per proteggere i propri componenti interni dal surriscaldamento.

Questo può accadere nelle giornate più calde, soprattutto se l’inverter è esposto al sole, installato in un locale tecnico dove il ricambio d’aria è insufficiente, oppure posizionato senza rispettare le distanze necessarie alla ventilazione. 

Nel breve termine, il derating riduce la produzione nelle ore di maggiore irraggiamento. Nel lungo periodo, se l’inverter lavora spesso in condizioni termiche critiche, le alte temperature possono contribuire all’invecchiamento anticipato dei componenti.

Hot spot

Un hot spot è un surriscaldamento localizzato del modulo fotovoltaico: una cella, o una porzione di cella, non lavora più correttamente e invece di produrre energia si comporta come una resistenza.

Le cause possono essere diverse: ombreggiamenti localizzati, sporco persistente, microfratture, difetti di cella, connessioni interne compromesse o danni provocati da eventi atmosferici.

Anche se il caldo estremo non è sempre la causa diretta dell’hot spot, può renderne più critici gli effetti: se il modulo lavora già a temperature elevate, un surriscaldamento localizzato può aumentare lo stress sui materiali, accelerare il degrado del pannello e ridurre la resa.

PID (Potential Induced Degradation)

Il PID, dall’inglese Potential Induced Degradation, cioè degrado indotto da potenziale, è un fenomeno di degrado elettrico che può interessare i moduli fotovoltaici nel tempo. Si verifica quando la differenza di potenziale tra le celle e le altre parti del modulo favorisce correnti di dispersione e migrazione di cariche.

Il fenomeno può essere favorito da alte tensioni di sistema, umidità, temperature elevate e caratteristiche costruttive dei moduli. In condizioni critiche può provocare cali significativi di rendimento.

Degrado di cavi e connessioni

Le temperature elevate, soprattutto quando si prolungano per più giorni o si ripetono durante l’estate, possono accelerare il degrado di cavi, connettori e connessioni. Il calore aumenta lo stress sui materiali isolanti e sulle parti metalliche; se una connessione è già allentata, serrata in modo non corretto o deteriorata, queste condizioni possono favorire falsi contatti e surriscaldamenti localizzati.

Nei casi più critici, un falso contatto, una connessione compromessa o un isolamento deteriorato possono favorire la formazione di un arco elettrico: una scarica che si crea quando la corrente passa attraverso l’aria tra due punti non più correttamente collegati o isolati, producendo temperature molto elevate.

Negli impianti fotovoltaici a terra, il caldo estremo può accompagnarsi a periodi di siccità e vegetazione secca intorno ai moduli, ai cavi o alle apparecchiature elettriche. L’erba secca non è la causa del guasto elettrico, ma può diventare materiale combustibile e favorire la propagazione di un incendio in caso di innesco.

Grandine e vento: stress d’impatto con effetti non sempre visibili

La stessa instabilità atmosferica che produce il caldo estremo può alimentare temporali più violenti. La Pianura Padana, e l’Emilia-Romagna in particolare, sono aree esposte a eventi con grandine severa e raffiche di vento intense: ARPAE, nel bilancio climatico 2025, segnala per esempio il passaggio di una supercella il 15 marzo 2025, con tornado, grandine fino a 7 cm, caduta di alberi e danni ai tetti.

Grandine severa

Lo standard IEC 61215, recepito come CEI EN IEC 61215, qualifica i moduli fotovoltaici anche attraverso prove di impatto con sfere di ghiaccio da 25 mm lanciate a circa 83 km/h: una soglia adeguata alla grandine ordinaria. Esistono poi moduli testati per resistenze superiori, pensati per contesti più esposti o eventi più severi.

Il rischio concreto, però, riguarda le grandinate eccezionali: anche senza un cedimento visibile, il vetro e le celle possono subire microfratture capaci di ridurre la produzione nel tempo. Oltre alle microfratture, gli impatti possono provocare crepe nel vetro, danni alle celle, al telaio o ai collegamenti elettrici, con conseguenze diverse sulla resa e sulla sicurezza dell’impianto.

Poiché i moduli sono collegati in serie, anche un singolo pannello compromesso può abbassare il rendimento dell’intera stringa

Per approfondire il tema in modo pratico, abbiamo dedicato un articolo specifico, “Pannelli fotovoltaici e grandine: come farsi trovare pronti”, con indicazioni su resistenza dei moduli, danni possibili, assicurazione e controlli da fare dopo un evento intenso.

Vento estremo

In caso di vento estremo, come trombe d’aria e raffiche violente, il rischio si concentra sulla struttura di supporto e sugli ancoraggi, che devono essere dimensionati ai carichi da vento secondo le Norme Tecniche per le Costruzioni e gli Eurocodici. Le raffiche ordinarie non sono problematiche per un impianto correttamente installato, mentre i fenomeni estremi possono mettere alla prova strutture, fissaggi e coperture.

Un margine di sicurezza realistico si costruisce con verifiche strutturali adeguate al sito, componenti coerenti con i carichi previsti e un’esecuzione accurata dei fissaggi in cantiere.

Come gestiamo questi rischi lungo il ciclo di vita dell’impianto fotovoltaico

La gestione dei rischi climatici riguarda l’intero ciclo di vita dell’impianto fotovoltaico: dalla progettazione alla verifica prima dell’esecuzione, fino al controllo in cantiere e alla manutenzione programmata.

Progettazione dell’impianto

In sede di progettazione, affidata a professionisti esterni, vengono definite le principali scelte tecniche dell’impianto: classe antigrandine dei moduli, schema di ventilazione, collocazione dell’inverter, caratteristiche dei componenti, valutazione dei carichi da vento ed eventuale rischio incendio in presenza di sistemi di accumulo.

Queste valutazioni dipendono dalle condizioni reali del sito e devono essere definite dal cliente insieme ai professionisti incaricati. A partire dal progetto ricevuto, noi di SICEL interveniamo sulla parte elettrica di nostra competenza, verificando che le soluzioni previste si possano eseguire in cantiere e allo stesso tempo siano coerenti con la regola dell’arte.

Supervisione della parte elettrica

Prima dell’installazione in cantiere, supervisioniamo gli aspetti elettrici che rientrano nel nostro perimetro operativo: collegamenti, percorsi dei cavi, posizione di interruttori e quadri, carpenteria, protezioni, compatibilità dei componenti e soluzioni necessarie alla corretta esecuzione dell’impianto.

Questo controllo serve a intercettare eventuali criticità prima dell’ingresso in cantiere e a coordinare l’esecuzione con quanto previsto dal progetto redatto dai professionisti incaricati.

Installazione a regola d’arte

Intercapedini di ventilazione, serraggi delle connessioni alla coppia corretta, compatibilità dei connettori, protezione dei cavi dall’esposizione diretta e corretta posa dei componenti sono tutti punti in cui un’esecuzione superficiale può generare problemi che il caldo, la grandine o altri eventi estremi potrebbero poi amplificare.

Per questo supervisioniamo il lavoro in cantiere, verificando che l’esecuzione corrisponda al progetto e che ogni passaggio di nostra competenza venga realizzato secondo la regola dell’arte.

Manutenzione programmata

Su un impianto in esercizio, gestire i rischi climatici significa monitorare e intervenire in modo sistematico. In base alle caratteristiche dell’impianto, le attività possono includere:

  • eseguire termografia periodica per individuare hot spot e connessioni anomale;
  • ispezionare quadri, giunzioni, cavi e connettori;
  • pulire i moduli fotovoltaici, quando necessario;
  • monitorare la produzione per intercettare cali di rendimento, derating o anomalie ricorrenti;
  • eseguire ispezioni post-evento dopo grandinate, temporali intensi o raffiche di vento significative;
  • negli impianti fotovoltaici a terra, prevedere anche il controllo della vegetazione intorno a moduli, cavi e apparecchiature elettriche, a cura del gestore dell’impianto.

 

La norma CEI EN IEC 62446-2 fornisce un riferimento per le attività di manutenzione dei sistemi fotovoltaici collegati alla rete. Le Linee guida VVF 2025, aggiornate con Nota DCPREV n. 14030, richiamano inoltre l’importanza della progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti fotovoltaici anche in ottica di prevenzione incendi, in particolare per gli impianti che rientrano nel campo dei controlli antincendio.

Norme tecniche e ISO 9001: trasformare i rischi climatici in controlli documentati

Le norme tecniche permettono di tradurre i rischi climatici in requisiti, verifiche e criteri misurabili, evitando che restino variabili generiche o difficili da governare. Per un impianto fotovoltaico aziendale, la qualità del risultato si misura anche rispetto a questi riferimenti:

  • la Guida CEI 82-25 per la progettazione, realizzazione e gestione dei sistemi fotovoltaici;
  • la CEI EN IEC 61215 per la qualifica dei moduli;
  • le NTC e gli Eurocodici per i carichi strutturali;
  • la CEI 64-8 per gli impianti elettrici;
  • le Linee guida VVF 2025 per la prevenzione incendi;
  • il DM 7 agosto 2012 per la valutazione del rischio incendio ed esplosione quando è presente un sistema di accumulo.

 

Noi di SICEL leggiamo questo quadro anche attraverso il punto 4 della norma UNI EN ISO 9001:2015, dedicato all’analisi del contesto. Questo significa riconoscere le forze esterne che possono influenzare la capacità di consegnare un risultato conforme, affidabile e coerente con quanto richiesto dal cliente.

L’intensificarsi dei fenomeni climatici è oggi una di queste forze. Per questo il risk-based thinking, cioè l’approccio basato sul rischio previsto dalla norma, diventa un criterio di lavoro concreto: anticipare ciò che può compromettere il risultato, invece di intervenire solo quando il problema si è già manifestato

Nel caso di un impianto fotovoltaico aziendale, questo metodo si traduce nella verifica della parte elettrica di competenza, nel controllo dell’esecuzione in cantiere e in una manutenzione strutturata nel tempo.

Il calo di resa causato da temperature elevate può essere attenuato attraverso scelte progettuali adeguate. Il degrado legato a connessioni, archi elettrici, impatti da grandine e sollecitazioni strutturali può essere ridotto attraverso un’installazione a regola d’arte, controlli periodici e manutenzione programmata.

Per le aziende e le realtà con consumi energetici significativi, un impianto fotovoltaico è un asset produttivo chiamato a generare ritorno per decenni, oltre che una scelta strategica in un mercato energetico instabile. 

 

Gestire i rischi climatici lungo tutto il ciclo di vita dell’impianto significa proteggere l’investimento in un contesto che cambia e che rende sempre più importanti progettazione, installazione corretta e manutenzione programmata.

Noi di SICEL affianchiamo i nostri clienti nella supervisione della parte elettrica di competenza, nell’installazione e nella manutenzione strutturata degli impianti fotovoltaici, con un metodo certificato e documentato.

Se stai valutando un impianto fotovoltaico per la tua azienda, o vuoi verificare lo stato di un impianto già in esercizio, compila il form di contatto per richiedere un primo confronto tecnico.

In alternativa, puoi scriverci a info@sicel-srl.it o chiamarci allo 0536 843689.

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